Tra le vette del Pollino, dove la terra richiede pazienza, conoscenza e rispetto dei tempi della natura, sopravvivono storie che parlano di resilienza e comunità. Sono storie fatte di semi custoditi, di mani che lavorano la terra e di tradizioni che resistono al tempo. In questo paesaggio umano e agricolo la biodiversità non è un concetto astratto, ma il risultato di pratiche quotidiane: varietà locali selezionate negli anni, coltivazioni adattate alla montagna, ricette e saperi tramandati di generazione in generazione.
Dietro questo patrimonio ci sono soprattutto le persone che lo hanno custodito. E, nelle terre di montagna, molto spesso queste persone sono donne.
Per generazioni le donne del Pollino hanno avuto un ruolo fondamentale nella conservazione delle sementi, nella trasformazione degli alimenti e nella trasmissione delle conoscenze legate alla terra. Nei campi, nelle cucine e nelle comunità hanno custodito un patrimonio di saperi che oggi costituisce la base stessa della biodiversità agricola locale. Un lavoro spesso silenzioso, ma essenziale, che ha permesso a varietà tradizionali, tecniche agricole e ricette di arrivare fino a noi. Accanto alle coltivazioni che caratterizzano queste terre, il territorio conserva numerose espressioni della propria tradizione gastronomica. Un patrimonio che racconta un modo di vivere la terra basato sull’ingegno, sull’autosufficienza e sulla capacità di adattarsi ai territori montani.
Oggi questa eredità agricola e culturale sta incontrando una nuova fase di rinnovamento che nasce proprio dal cuore delle comunità rurali.
Un esempio significativo è ciò che sta accadendo nella contrada Campolongo di Mormanno, una delle aree agricole di montagna più rappresentative del territorio. Qui una comunità rurale giunta ormai alla quarta generazione di agricoltori sta provando a rinnovare il modo di vivere e interpretare la contrada. Attraverso l’associazione Campolongo – Generazioni, Radici & Futuro, le aziende agricole locali hanno iniziato a costruire un percorso che mette al centro il territorio, la comunità e il futuro delle aree interne.
Campolongo non è soltanto un luogo geografico: è un esempio concreto di come le aree rurali possano reinventarsi partendo dalle proprie radici. Le aziende che operano nella contrada restano autonome e indipendenti, ognuna con la propria identità produttiva e familiare, ma scelgono di collaborare e cooperare per promuovere iniziative comuni, valorizzare il territorio e costruire opportunità di sviluppo condiviso.
L’associazione nasce proprio con questo spirito: creare un ponte tra generazioni, valorizzare le tradizioni agricole e allo stesso tempo aprire nuove prospettive per il futuro della montagna. Attraverso eventi, iniziative culturali e momenti di confronto con le istituzioni locali, Campolongo – Generazioni, Radici & Futuro si propone di diventare un punto di riferimento per lo sviluppo della contrada e per la promozione di un modello di ruralità dinamico e partecipato.
Alla base di questo percorso c’è anche la visione e la determinazione di giovani donne che hanno scelto di prendere in mano le redini delle aziende di famiglia.
Donne che portano avanti il lavoro delle generazioni precedenti ma con uno sguardo nuovo, capace di coniugare tradizione, innovazione e apertura al territorio. Accanto alla gestione delle aziende agricole, contribuiscono a costruire reti di collaborazione, iniziative culturali e occasioni di incontro che rafforzano il legame tra comunità, paesaggio e produzione agricola.
Quello che sta accadendo a Campolongo è il segno di una consapevolezza nuova che sta maturando nelle comunità rurali di montagna. Una consapevolezza fatta di competenze, di studio, di esperienze maturate anche fuori dal territorio e poi riportate a casa con uno sguardo diverso. Non si tratta soltanto di continuare a coltivare la terra, ma di comprendere fino in fondo il valore complessivo della montagna: come spazio di vita, come presidio ambientale e come luogo capace di generare relazioni, economia e cultura.
Indicativa è la produzione di miele, sotto l’egida del marchio Miele del Parco Nazionale del Pollino. L’uomo, in questo caso le donne che lo producono, prende esempio dal lavoro certosino e coordinato delle api. Una comunità in cui ogni singolo individuo opera per il bene complessivo del gruppo e dunque di tutti.
Chi oggi sceglie di vivere e lavorare in queste aree sa quanto sia fondamentale preservare la montagna, non solo per la produzione agricola ma anche per il ruolo che questi territori svolgono in termini di paesaggio, biodiversità e servizi ecosistemici. Curare i campi, mantenere i terrazzamenti, coltivare varietà locali e mantenere vivo il tessuto rurale significa contribuire alla tutela dell’ambiente, alla prevenzione del dissesto e alla conservazione di un patrimonio naturale e culturale che appartiene a tutti.
In questo percorso il legame tra montagna e donne assume un valore particolarmente significativo.
Le donne che oggi guidano molte delle aziende agricole familiari non stanno semplicemente continuando un’attività ereditata: stanno reinterpretando il rapporto con la terra, introducendo nuove visioni, nuove modalità di collaborazione e una forte attenzione alla dimensione comunitaria. Attraverso la cooperazione tra aziende, il dialogo con le istituzioni e la costruzione di iniziative condivise, queste giovani imprenditrici stanno contribuendo a rafforzare il senso di appartenenza al territorio e a creare nuove opportunità per la comunità locale.
Campolongo diventa così un piccolo ma significativo laboratorio di ruralità contemporanea: un luogo dove la terra continua a essere coltivata, ma dove allo stesso tempo si coltivano relazioni, idee e progettualità. Qui la montagna non è solo uno scenario naturale, ma un sistema vivo che richiede cura, responsabilità e visione.
Ed è proprio da questa rinnovata consapevolezza — fatta di competenze, collaborazione e amore per il territorio — che può nascere una nuova stagione per le comunità delle aree interne: una stagione in cui vivere la montagna non è più soltanto resistenza, ma una scelta consapevole di futuro.









