Isola Ikaria | GRECIA

Ikaria, dove la sostenibilità alimentare fa scuola

Un viaggio nell’isola che vive al ritmo della terra e insegna al mondo un altro modo di produrre, condividere e innovare.

Isola Ikaria | GRECIA

Ikaria, dove la sostenibilità alimentare fa scuola

Un viaggio nell’isola che vive al ritmo della terra e insegna al mondo un altro modo di produrre, condividere e innovare.

Cosa può insegnarci un’isola greca sui sistemi alimentari sostenibili e sulla resilienza delle comunità?
Questi concetti – insieme a convivialità e determinazione – vengono spesso associati a Ikaria, dove il cibo è collante sociale e le conoscenze ecologiche, radicate nella tradizione, si intrecciano con gli obiettivi di sostenibilità ambientale del futuro.

Durante un evento ospitato a Terra Madre 2024 ho incontrato Stavros Rantas, fondatore di Slow Food sull’isola, e Lukás Gourtsoyannis, che gestisce l’azienda di logistica a vela Aegean Cargo Sailing. Fu lui a portare fino a La Spezia, e poi a Torino via terra, vari prodotti locali trasportati sulla sua barca. Seguendo il successo di un noto programma televisivo sulla longevità, l’evento catturò i sensi con vini e formaggi, ma soprattutto accese in me una curiosità nuova, alimentata anche dal mio legame pluriennale con la Grecia. Interessato alla gastronomia, alla sostenibilità e al turismo esperienziale – anche in chiave professionale – il passaggio dall’idea al viaggio fu naturale. Dopo meno di un anno ero a Ikaria, in una delegazione di due membri del convivio Slow Food di Glasgow.

Quando ero ancora in Scozia contattai Stavros e poi Anna Meli, fiduciaria di Slow Food Ikaria, che mi aiutarono a costruire un itinerario per comprendere meglio il loro lavoro.

Alla meticolosa organizzazione del viaggio si è poi sovrapposta la spontaneità dell’isola: al primo risveglio, seduti per un caffè, un uomo scende dal suo pick-up con un grappolo d’uva rossa e, offrendocelo, dice con orgoglio: “This is my product”.
Un gesto semplice che ha aperto la giornata prima di muoverci verso ovest, dove Anna ci accolse nel ristorante di famiglia, l’Artemis (anche laboratorio ceramico), affacciato sulla baia di Nas. Aperto nei primi anni ’80 dai suoi genitori, porta il nome del tempio di Artemide, protettrice dei marinai. La terrazza è un luogo riconciliatore, mentre la cucina conserva la tradizione reinterpretandola con consapevolezza.

L’Artemis fa parte di una rete di imprese che custodiscono biodiversità e saperi locali, trasformando ogni piatto in un atto collaborativo.

Anna ci presentò una di queste realtà: Arteis, un’impresa agricola che produce olive, uve autoctone (Fokiano e Begleri), agrumi, frutta a nocciolo, castagne, erbe spontanee, erbe coltivate (cinquanta varietà!) e ortaggi stagionali. L’azienda, a conduzione familiare, si trova ad Agios Polykarpos, vicino al villaggio di Raches. Seguendo l’etica del movimento eco-gastronomico petriniano, dedica grande impegno alla conservazione e all’uso di varietà locali di sementi, con pratiche di conservazione in situ coerenti con i modelli agroecologici. La rete introdotta da Anna prosegue poi nella produzione vinicola, intreccio di miti antichi, microclimi, varietà autoctone e lieviti selvatici.

La prima tappa dedicata al vino è stata Afianes.
In vigna abbiamo incontrato Nikos e Maria, che coltivano sul lato occidentale dell’isola con metodi biologici e uno spirito di sperimentazione fondato su tradizioni secolari. Maria ci ha guidati tra filari esposti ai venti, poi alla vasca in granito per la pigiatura e alle anfore interrate per la fermentazione, frutto delle ricerche storiche di Nikos sulle pratiche vinicole locali. Il piccolo tour si conclude con una collezione di oggetti legati alla viticoltura, alla pastorizia e agli usi gastronomici dell’isola. Ci ha poi raccontato che la decisione di non usare lieviti commerciali ma favorire quelli presenti naturalmente sugli acini non è frutto di una moda, ma una scelta consapevole e coerente con la storia dell’isola.
La filosofia di Afianes riprende infatti il filo interrotto dopo la fillossera, quando a Ikaria i prodotti di sintesi erano probabilmente assenti.

Qui, la coltivazione biologica delle varietà Fokiano e Begleri avviene a quote e microclimi diversi, in un’isola montuosa che supera i mille metri di altitudine.

Seduti tra le vigne, al tramonto sull’Egeo, abbiamo ascoltato Nikos raccontare – con calma e lucidità – storie di vino, pirati e miti omerici.

A pochi chilometri si trova la seconda tappa vinicola: la cantina Karimalis, azienda agricola e agriturismo che combina pratiche contemporanee con la conservazione delle varietà autoctone. Victoria ci mostra le viti coltivate su basse terrazze, potate affinché un ramo protegga gli altri dal vento. Abbiamo conosciuto George mentre pressava l’uva, la figlia Iliana che imbottigliava il vino, e sua moglie Eleni, impegnata a preparare il pasto che avremmo condiviso.

La perseveranza di George nel trasformare un terreno scosceso e roccioso in un paesaggio armonioso dialoga con le competenze universitarie di Iliana, che guida i processi di fermentazione naturale di rossi (Fokiano, Koundouro, Reteno) e bianchi (Begleri, Assyrtiko). 

Nulla nasce dall’inseguire mode: la scelta del metodo naturale precede il trend di molti anni. Fu solo nel 2019, quando gli ordini aumentarono, che l’azienda poté consolidare questa visione.

Ciò che ci ha colpito profondamente è come ogni persona incontrata incarnasse l’essenza dell’isola: tradizione millenaria e apertura al progresso.
Non si tratta solo di produzione alimentare sostenibile; è un modo di vivere in cui cura della terra e comunità si intrecciano. Qui le soluzioni per innovare non vengono trovate guardando altrove, ma scavando più a fondo nelle conoscenze locali per reinterpretarle.
Ikaria mette in discussione i paradigmi dominanti dell’innovazione a ogni costo, che spesso ignorano i saperi tramandati per generazioni.
Quest’isola ci ricorda che alcune cose richiedono tempo — un principio che ha implicazioni profonde su come affrontiamo le transizioni verso modelli di sviluppo centrati sulle persone e sugli ecosistemi in cui vivono.

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