Puglia | ITALIA

FIVI Puglia, il lato rock del vino

La filosofia dei viticoltori indipendenti raccontata direttamente dai produttori in occasione del “Sabato del Vignaiolo”. Difesa del territorio, sfide e difficoltà. Ma soprattutto un legame con le proprie tradizioni che va al di là di qualsiasi ostacolo.

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FIVI Puglia, il lato rock del vino

La filosofia dei viticoltori indipendenti raccontata direttamente dai produttori in occasione del “Sabato del Vignaiolo”. Difesa del territorio, sfide e difficoltà. Ma soprattutto un legame con le proprie tradizioni che va al di là di qualsiasi ostacolo.

Se il vino fosse musica, partecipare a un evento FIVI sarebbe molto simile ad essere a un concerto di Bruce Springsteen. E chiunque ci fosse stato almeno una volta nella vita coglierebbe al volo la metafora. Per i meno fortunati (ancora) provo a spiegarlo.

Tanto per cominciare, un “palco” con pochi o nessun effetto speciale. Solo genuinità, energia e darsi totalmente per il proprio pubblico. Per proseguire, un rapporto che percepisci come intimo sin dalle prime note, pardon calici. Chi ti è accanto non è lì perché al mattino si è noiosamente domandato “che facciamo stasera?”, ma perché vuole conoscere, scoprire, ascoltare. E chi parla lo fa perché quel che ha da dire rappresenta l’essenza stessa del proprio essere vignaiolo. Un rapporto, insomma, che a un certo punto, a serata inoltrata, ti rendi conto essere esattamente come quello tra il “boss” e i suoi fan.

Non me ne vogliano tutti gli altri viticoltori, verso i quali nutro profonda stima e in molti casi anche amicizia. Ma c’è un non so che di brillante, forse anche un pizzico di follia – proprio come Bruce quando stravolge le sue scalette per accogliere le richieste che giungono dal pubblico –, negli occhi e nelle parole di chi, per definizione, per vocazione e per regolamento, cura in prima persona ogni singolo passaggio della vita dei propri vini, dalla gestione della vigna fino all’etichettatura delle bottiglie. «E a volte, proprio come stasera, siamo proprio noi che versiamo il vino nei calici».

Gianni Mauriello è un ragazzone di 41 anni e un metro e 85 che si muove e parla, solleva cartoni e suda l’iconica maglietta viola allo stesso modo di tutti gli altri suoi colleghi pur essendo, dallo scorso anno, il Delegato FIVI Puglia. Titolare dell’azienda Casa Primis a Stornarella, nel Foggiano, mi accoglie, assieme al padrone di casa Luigi Di Tuccio, all’ingresso di Antica Enotria, l’azienda di Cerignola che ha ospitato la quinta edizione pugliese del “Sabato del Vignaiolo”, evento nazionale con cui la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti incontra il pubblico di eno appassionati per far conoscere non solo i propri prodotti, ma soprattutto la propria filosofia. Evento distribuito in tutta Italia, curato localmente dai singoli gruppi regionali. Come quello di 43 aziende pugliesi, che quasi sempre non superano i 5 ettari di dimensioni.

Perché per essere un vignaiolo indipendente c’è anche bisogno di una certa dose di filosofia, se non proprio di pazzia.

E il lettore non commetta l’errore di pensare che una associazione di questo tipo accoglie solo nomi che nei grandi circuiti potrebbero passare in secondo piano. Da Morella a Gianfranco Fino, solo per citare alcuni pugliesi, la lista dei “fratelli maggiori” (per premi e notorietà) è decisamente lunga. E poi si sa, spesso è proprio tra i più “piccoli” che si scoprono le gemme più belle. Come quelle che hanno anche sposato il progetto Retrogusti: da Margherita Nistri e la sua storia così particolare a Roberta De Quarto e il suo affascinante fiano macerato, fino a Bruno Garofano e suo figlio Gabriele con il loro Antico Palmento nel cuore di Manduria. «In Puglia – spiega Mauriello - la cultura FIVI non è ancora radicata come in altre regioni ma notiamo che cresce la curiosità e aumenta sempre di più il numero di persone che si avvicina a noi».

Certo, non è tutto oro – o paglierino… – quello che luccica. Il periodo attuale vive una concatenazione di elementi che sta creando non pochi grattacapi ai produttori. E anche un’occasione festosa come questa può essere da spunto per realistiche riflessioni. «Il momento che attraversiamo non è facile – prosegue Mauriello -, si sono concentrati tutti assieme una serie di fattori che hanno portato a un calo dei consumi. Si è provato a spingere sui vini dealcolati o con basso grado alcolico. I primi non hanno sfondato, e chi li ha assaggiati sa il perché. Sui secondi mi chiedo: è possibile produrre naturalmente vini low alcol con un clima caldo come quello della Puglia?».

Risposte ho provato a cercarne ascoltando le voci di altri produttori. Come quella di Fabio Zullo, di Masseria Masciullo (Brindisi). «Noi vignaioli FIVI – dice - siamo per definizione presìdi dei territori contro il cambiamento climatico: le nostre sono tutte piccole aziende, di conseguenza non stressiamo i terreni, manteniamo diversificato il paesaggio, difendiamo la biodiversità. Quello che servirebbe è cambiare la comunicazione del vino, nel senso che oggi c’è una comunicazione eccessiva, mentre si dovrebbe cercare di avvicinare il mondo dei giovani che si orienta verso altri gusti ma verso i quali i prodotti no alcol non hanno fatto breccia».

Il girovagare non è solo da un banco di assaggio all’altro, ma anche da una provincia all’altra della Puglia. Con Francesco Mazzone si risale a Ruvo, nel Barese, dove opera Mazzone Winery. Da lui arriva una analisi sincera e oggettiva. «Ci sono due binari sui quali la situazione odierna si muove. Da un lato a livello nazionale manca una unione tra piccoli e grandi produttori, nel mondo del vino così come in quello dell’olio. E sappiamo che dove non c’è unione viene meno una possibile forza complessiva. Dall’altro c’è un mercato drogato da un eccesso di offerta, che le grandi aziende possono affrontare abbassando i prezzi. Cosa invece impossibile per noi piccoli produttori, sebbene di recente ci sia la buona notizia che FIVI è stata inserita nei tavoli ministeriali al pari delle grandi associazioni del mondo agricolo come CIA e Coldiretti».

Cercare la buona notizia, il lato positivo, la speranza anche quando la terra sembra franare sotto i propri piedi non è da tutti.

E, proprio come dopo il momento-denuncia di un concerto di Springsteen con una “American Skin” o una “The Ghost of Tom Joad”, arriva anche la fase di ottimismo, quasi di redenzione. «Tutto questo, però – sottolinea ancora Mazzone -, non ci impedisce di continuare a svolgere la nostra azione di custodi del territorio e delle tradizioni. Anche se può capitare di affrontare una stagione chiusa con un bilancio in negativo, non ci vedrete mai arrenderci e chiudere. Se anche lo volessimo, non ci riusciremmo: siamo troppo connessi alle nostre terre e alle nostre tradizioni, che molto spesso sono frutto di legami che derivano dal lavoro dei nostri genitori e dei nostri nonni».

Parole che sono una sferzata di energia al pari di “The Promised Land” o “The Rising”. Eppure manca ancora qualcosa per chiudere il racconto pugliese del “Sabato del Vignaiolo”. È una voce femminile. È quella di Marianna Annio, che per restare in tema di metafore musicali non può che essere la Patty Smith del vino pugliese. La titolare di Pietraventosa (Gioia del Colle) si ferma un attimo a riflettere. Poi risponde tutto d’un fiato: «La tenacia è la nostra caratteristica, soprattutto la capacità di cambiare, in una sorta di evoluzione naturale che ci fa mutare abitudini. Certo non è facile, ma cerchiamo di andare avanti con il nostro lavoro, ci contraddistinguono l’unità e l’elasticità. A volte sembriamo stanchi ma il nostro è uno spirito di resistenza innato. Guardiamo oltre e stringiamo i denti. Portiamo avanti una storia naturale che non è né merendine, né soft drink, ma la storia delle nostre tradizioni contadine e vitivinicole».

Le luci si riaccendono, la band saluta il suo pubblico. La sensazione è quella che tutti gli appassionati conoscono bene: in un ideale spartito musicale che è il mondo agricolo, il vino è lo spunto mozartiano che cambia per sempre le cose. La novità è che la FIVI, con il suo essere autentica e schietta, a tratti quasi controcorrente, non può che rappresentarne la più pura anima rock.