Piemonte | ITALIA

Mulino Marino, dove tempo e farina si fondono nel valore della famiglia

Settant’anni di arte molitoria, scelte radicali e saperi tramandati che diventano identità e racconto. Oggi anche attraverso il volto televisivo di Fulvio Marino.

Piemonte | ITALIA

Mulino Marino, dove tempo e farina si fondono nel valore della famiglia

Settant’anni di arte molitoria, scelte radicali e saperi tramandati che diventano identità e racconto. Oggi anche attraverso il volto televisivo di Fulvio Marino.

Nelle Langhe, dove la terra ha il ritmo lento delle stagioni e il profumo delle cose fatte bene, c’è una famiglia che da settant’anni lavora con un ingrediente invisibile ma fondamentale: il tempo. Il Mulino Marino nasce nel 1956 per volontà di Felice Marino, capostipite di una dinastia che sembra scritta nel destino già nei nomi: Felice, Ferdinando, Flavio, Fausto, Fulvio, Federico. Una tradizione che non è solo anagrafica, ma profondamente culturale. A raccontarla per Retrogusti è Flavio Marino, seconda generazione, custode di un sapere che unisce tecnica, memoria e visione, e che insieme al fratello Ferdinando e ai loro figli porta avanti l’attività del Mulino.

La storia del mulino è una traiettoria evolutiva che attraversa le grandi trasformazioni dell’arte molitoria: dalla macinazione a pietra, al passaggio ai laminatoi, fino a una sintesi contemporanea che guarda al futuro senza dimenticare il passato. Ma è proprio nel ritorno alla pietra, voluto con convinzione dal padre Felice, che si compie una scelta identitaria. Non nostalgia, ma consapevolezza: recuperare un metodo significa restituire alla farina complessità, profumo, vita. Una filosofia che trova la sua massima espressione quando il mulino decide, tra i primi in Italia, di diventare “bio-dedicato”. Una scelta radicale, che all’inizio pesa: “Ci lavoravamo una settimana al mese”, ci racconta Flavio, ma che oggi è diventata il cuore pulsante dell’azienda, il suo tratto distintivo.

Tra le eccellenze dell’azienda spicca l’Enkir (Triticum monococcum), cereale antico coltivato in esclusiva in Alta Langa grazie alla collaborazione con una cooperativa locale che dura da oltre quindici anni. Duecento ettari di terra dedicati a un grano che racconta una storia diversa: più digeribile, più identitario, più autentico. Un prodotto che non è solo materia prima, ma progetto agricolo e culturale. La lavorazione avviene in ambienti separati, per preservarne la purezza e garantire l’assenza di contaminazioni. Un’attenzione quasi sartoriale, che riflette la filosofia del Mulino: ogni farina ha una sua anima e va rispettata.

Ma se c’è un elemento che più di ogni altro definisce la qualità di una farina, è il tempo di riposo.

Dopo la macinazione, infatti, la farina ha bisogno di maturare: tra 30 e 40 giorni per esprimere al meglio le proprie caratteristiche. Ed è proprio qui che emerge la sfida più grande: “Le esigenze del mercato, i ritmi della produzione, la domanda crescente - spiega Flavio -, tutto spinge nella direzione opposta. Così, a volte, la farina viene venduta prima di aver raggiunto il suo equilibrio perfetto ma il nostro impegno è quotidiano per garantire un prodotto di alta eccellenza qualitativa”. Un’analisi  che il Mulino Marino affronta con lucidità perché l’obiettivo è chiaro: non aumentare la quantità, ma elevare la qualità.

“Il futuro del mulino non passa dall’industrializzazione, ma dalla personalizzazione”, aggiunge Flavio. L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: creare miscele su misura, pensate per il cliente finale. Farine già bilanciate, pronte all’uso, capaci di rispondere a esigenze specifiche. Un prodotto che non è più solo ingrediente, ma soluzione. Aprire il sacchetto e metterla nell’impastatrice: in questa frase c’è tutta la direzione intrapresa. Facilitare il lavoro di panificatori, pizzaioli e pasticceri, offrendo un valore aggiunto concreto.

Accanto alla produzione, il Mulino Marino investe con decisione nella formazione.

Corsi di panificazione, pizzeria, grandi lievitati: momenti di confronto e crescita che stanno riscuotendo un successo sempre maggiore. Non semplici lezioni, ma esperienze in cui la farina diventa linguaggio comune. Perché fare cultura significa anche condividere il sapere, costruire competenze, creare una comunità. In un mondo sempre più automatizzato, resta centrale il gesto umano. Flavio è uno degli ultimi a padroneggiare l’arte della martellatura delle macine, un’operazione tanto complessa quanto determinante. È lì, nel suono ritmico del metallo sulla pietra, che si decide la qualità della macinazione. Un sapere antico, che non si improvvisa.

In un tempo che corre veloce, scegliere di rallentare, dare alla farina i suoi giorni di riposo, ascoltare la pietra, coltivare relazioni, è tutto un atto quasi rivoluzionario. Se c’è un filo rosso che attraversa tutta la storia del Mulino Marino, è la scelta consapevole del biologico come atto culturale prima ancora che produttivo. Essere un mulino bio-dedicato non significa semplicemente utilizzare materie prime certificate, ma costruire un sistema fondato su fiducia, trasparenza e responsabilità. È una presa di posizione chiara: conoscere ogni passaggio, ogni campo, ogni agricoltore. È qui che la comunicazione diventa parte integrante del prodotto. “Raccontare la farina -  aggiunge ancora Flavio - significa raccontare il suo viaggio, dare valore a ciò che spesso resta invisibile. Un percorso tracciabile dall’inizio alla fine, in cui ogni fase, dalla coltivazione alla macinazione, è monitorata, controllata, garantita”.

Oggi il Mulino si prepara al passaggio generazionale. Fausto, Fulvio e Federico rappresentano la continuità di una storia che non vuole fermarsi.

Non è solo un cambio di testimone, ma un’evoluzione naturale perché ogni generazione aggiunge un tassello, senza mai perdere il filo. Ed è stato Fulvio Marino a dare voce a questo mondo, portando la farina fuori dal mulino e dentro le case. Attraverso un’intensa attività di comunicazione — fatta di presenza televisiva, divulgazione e formazione — ha reso accessibile a tutti il linguaggio dei lievitati, trasformando gesti tecnici in cultura condivisa.

I suoi libri dedicati al pane, alla pizza e ai grandi lievitati non sono semplici raccolte di ricette, ma strumenti di trasmissione del sapere: un ponte tra chi produce la farina e chi la lavora ogni giorno. In questo approccio si gioca la vera sfida contemporanea della Famiglia Marino: non solo produrre qualità, ma renderla leggibile, riconoscibile, condivisa. Perché oggi, più che mai, il valore di una farina non sta solo in come si comporta in impasto, ma nella storia che è in grado di portare con sé.

Iscriviti alla Newsletter Retrogusti

Racconti brevi, intensi e sorprendenti sull'enogastronomia che emoziona.In anteprima articoli, eventi, itinerari, esperienze.

Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter Retrogusti

Racconti brevi, intensi e sorprendenti sull'enogastronomia che emoziona.In anteprima articoli, eventi, itinerari, esperienze.

Iscriviti alla Newsletter