Nel cuore del Pollino, là dove le strade si incrociano e i paesaggi raccontano storie antiche di boschi, lavoro e comunità, esiste un luogo capace di trasformare il territorio in esperienza viva. Un luogo che non è soltanto architettura, né semplice accoglienza, ma una vera piattaforma di connessioni umane, culturali e produttive. Questo luogo è Catasta, a Campotenese in Calabria.
Nata da una visione del Parco Nazionale del Pollino, finanziata dal Ministero dell’Ambiente e disegnata dall’architetto Mario Cucinella, la Catasta è molto più di una struttura polifunzionale: è il simbolo concreto di come un territorio possa raccontarsi in maniera contemporanea, mantenendo salde le proprie radici. L’ispirazione nasce proprio dal paesaggio e dalla memoria del luogo: le grandi cataste di legna che un tempo rappresentavano la filiera forestale del Pollino diventano il linguaggio architettonico di uno spazio iconico, capace di rendere visibile l’identità di un’intera area.
Ma il vero valore della Catasta non risiede nella sua forma, bensì nelle persone che l’hanno trasformata in un laboratorio permanente di sviluppo territoriale.
A dare anima al progetto sono Giovanni, Manuela, Donato e Sergio i quali hanno raccolto la sfida trasformando questo spazio in un’impresa sociale nata per costruire qualcosa che andasse oltre la semplice gestione di un luogo: creare una vera destinazione Pollino. L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: mettere in rete esperienze, persone, produttori e paesaggi per rendere il Pollino una destinazione viva, accessibile, desiderabile. Trekking, cicloturismo, enogastronomia, botanica, cultura, outdoor: ogni attività diventa tassello di un racconto collettivo che valorizza le risorse del territorio e genera opportunità per chi lo abita.

Catasta diventa così un hub narrativo e operativo, uno spazio in cui il Pollino si racconta e si rende fruibile. Qui convivono un’area museale che interpreta il territorio, una libreria tematica, servizi per il turismo lento, un punto vendita dedicato ai piccoli produttori locali e una ristorazione che mette il Pollino al centro del piatto. Ed è proprio questo uno degli aspetti più significativi del progetto: la capacità di generare valore per i piccoli produttori, dando visibilità e mercato a realtà spesso marginali ma portatrici di grande autenticità. Ogni prodotto esposto sugli scaffali racconta un pezzo di territorio e ogni esperienza proposta rafforza l’identità del Pollino. I visitatori diventano parte di un ecosistema che crea economia e consapevolezza.
In pochi anni Catasta è diventata un motore culturale, capace di trasformare le vocazioni territoriali in esperienze memorabili.
Nascono così format dedicati al tartufo del Pollino, patrimonio riconosciuto dall’UNESCO, che uniscono cavatori, mercato, degustazioni e narrazione, trasformando una risorsa naturale in occasione di incontro e sviluppo. Oppure il Pollino Bike Festival, nato per valorizzare il cicloturismo lungo la Ciclovia dei Parchi della Calabria, premiata a livello nazionale e sempre più frequentata da viaggiatori europei. Qui la bicicletta diventa strumento di scoperta, connessione e nuova economia.

E ancora, il Festival di Botanica, che porta sul Pollino un linguaggio contemporaneo e sorprendente: quello della mixology. Botanici, liquoristi e bartender lavorano insieme per creare cocktail ispirati alle essenze del territorio, in un dialogo creativo che unisce conoscenza scientifica, convivialità e valorizzazione delle botaniche autoctone.
È in questa contaminazione tra natura, cultura e visione che Catasta trova la sua forza più autentica.
Perché il progetto non si limita al Pollino, ma lavora per connettere mondi diversi: la montagna con il mare, la natura con l’archeologia, le aree interne con i flussi turistici della costa. Nascono così percorsi che collegano il Pollino alla Sibaritide, itinerari tra trekking, bici e patrimonio culturale, mentre nuove collaborazioni con il Parco Archeologico di Sibari ampliano il raggio d’azione verso un’idea integrata di destinazione.

Lo sguardo, però, è sempre rivolto al futuro. Tra i nuovi progetti prende forma “Contemporaneo Sociale”, uno spazio di aggregazione a Catanzaro realizzato da una cooperativa sociale locale: caffetteria specialty, letture, incontro e inclusione, con l’obiettivo di offrire opportunità lavorative a giovani con fragilità sociali. È qui che il team della Catasta mette a disposizione la propria volontà di collaborare per sostenere l’iniziativa. Parallelamente, il Team Catasta sta costruendo una rete esperienziale sempre più ampia, tra rafting, water trekking, ciaspolate e attività accessibili anche a persone con disabilità.
È una visione concreta, fatta di progettazione, infrastrutture, reti e coraggio, sostenuta da un lavoro quotidiano enorme e spesso invisibile.
Giovanni lo racconta con ironia, dicendo: “ci siamo inguaiati”, ma in quelle parole c’è tutto il peso e tutta la bellezza di chi sceglie di restare e costruire. In territori spesso segnati dallo spopolamento e dalla rassegnazione, Catasta rappresenta una risposta possibile: non la pretesa di cambiare tutto, ma la volontà di fare la propria parte, con concretezza. Ed è forse proprio questa la lezione più potente.

Catasta dimostra che un territorio può diventare destinazione quando smette di raccontarsi per frammenti e inizia a costruire visioni condivise. Che la sostenibilità può essere economica, sociale e culturale insieme e che valorizzare un luogo significa creare relazioni prima ancora che servizi.
Nel Pollino, tra boschi, sentieri e comunità, Catasta è diventata un presidio sul futuro. Un luogo dove il territorio non si limita a essere raccontato, ma prende forma, e dove ogni esperienza diventa una storia capace di lasciare il segno.
