C’è un distillato nella città di Ascoli Piceno, dall’aroma inconfondibile dell’anice verde, che profuma di aristocrazia, di viaggi internazionali, di premi e medaglie, ma anche di sogni ostinati e di un’intraprendenza tutta della provincia italiana. È la storia dell’Anisetta Meletti, il liquore che dal 1870 porta con sé un’aura di eleganza, tradizione e, oggi più che mai, voglia di dialogare con le nuove generazioni.
Il fondatore, Silvio Meletti, non proveniva certo da una famiglia agiata. Le sue radici erano umili, e proprio in quell’humus di sacrificio e ingegno germogliò l’idea che avrebbe cambiato per sempre il suo destino. Cresciuto aiutando la madre in un piccolo negozio dove si vendeva, tra le altre cose, un distillato di anice fatto in casa, Silvio si appassionò presto all’arte della distillazione. Non si limitò a osservare: studiò manuali in francese del Settecento, sperimentò, perfezionò, fino a trovare una ricetta unica.
Quell’infusione di anice verde marchigiano, coltivato su terreni argillosi capaci di esaltarne il profumo, sarebbe diventata la firma inconfondibile dell’Anisetta Meletti.
Il risultato? Un distillato che, ancora oggi, viene lavorato con la stessa cura artigianale grazie alla distillazione discontinua a bagnomaria e all’aggiunta sapiente di aromi di frutti, fiori e semi.
Ma Silvio Meletti non fu solo un abile distillatore, fu anche un visionario del marketing. Capì che per far conoscere la sua Anisetta bisognava osare. Iniziò regalando bottiglie a persone fidate dei paesi vicini, creando un passaparola destinato a trasformarsi in una rete commerciale. Poi arrivarono le fiere internazionali, dove il liquore di Ascoli incantò giudici e intenditori: Parigi 1878, Ostenda 1901, Torino 1911, Bruxelles 1910. Medaglie, diplomi d’onore, fino al prestigioso titolo di Fornitore della Real Casa, concesso dal Re Umberto I.
L’Anisetta Meletti divenne così un simbolo di aristocrazia e di stile, non solo nel bicchiere ma anche nella comunicazione. Silvio si affidò ai migliori cartellonisti dell’epoca, tra cui Marcello Dudovich, dando vita ad affiches che ancora oggi rappresentano un patrimonio iconografico straordinario. Come se non bastasse, nel 1903 Silvio decise di regalare alla sua città un luogo che fosse all’altezza del suo liquore: acquistò l’edificio delle Regie Poste in Piazza del Popolo e lo trasformò nello splendido Caffè Meletti, gioiello liberty che ancora oggi incanta turisti e ascolani.
I soffitti decorati, i motivi floreali che richiamano l’anice, le linee sinuose dello stile floreale: tutto trasuda raffinatezza europea. Non a caso i giornali dell’epoca scrissero che Silvio stava creando “un caffè degno di una capitale europea”. Nel corso del Novecento il Caffè Meletti divenne palcoscenico di incontri, chiacchiere, amori e affari, un punto di riferimento culturale e sociale.
La storia dell’Anisetta non si è mai interrotta. Dopo Silvio, fu il figlio Aldo a occuparsi della parte commerciale, viaggiando in tutta Italia e comunicando con il padre tramite lettere inviate in anticipo negli alberghi in cui avrebbe soggiornato. Un sistema che oggi sembra fantascienza, ma che racconta quanto fosse organizzata e capillare la rete Meletti. Poi toccò ad Annamaria, nuora di Silvio, che tenne in vita l’azienda in un momento difficile: l’unica donna a guidare la ditta in oltre 140 anni di storia. Successivamente arrivò Silviano, presidente dagli anni ’50 fino al 2005, e oggi la gestione è ancora nelle mani della famiglia, giunta alla quinta generazione.
Un filo ininterrotto che unisce passato e presente.
Raccontare l’Anisetta Meletti oggi significa rischiare di scivolare nella nostalgia. Eppure, il suo fascino aristocratico non è affatto polveroso. Al contrario, è proprio quell’aura senza tempo a renderla intrigante per i giovani. In un’epoca che cerca esperienze autentiche e prodotti legati al territorio, l’Anisetta Meletti torna ad affermarsi come una scoperta sorprendente. Nei cocktail bar più attenti la si trova come ingrediente di miscelazioni contemporanee, capace di regalare freschezza e aromaticità: dai twist sul Negroni alle reinterpretazioni dello Spritz, l’anice marchigiano ritrova una nuova voce.
A oltre 150 anni dalla sua nascita, l’Anisetta incarna i valori più puri del made in Italy: tradizione, artigianalità, qualità e bellezza. Un prodotto che non ha mai ceduto alle logiche industriali, mantenendo intatto il processo di lavorazione originario e affiancandolo a tecniche moderne di imbottigliamento e distribuzione. E i riconoscimenti non mancano neppure oggi: nel 2024 l’azienda è stata premiata come Spirit Brand of the Year da Wine Enthusiast a San Francisco, confermando che l’Anisetta non è solo memoria, ma anche futuro.
In fondo, bere un bicchiere di Anisetta Meletti significa molto più che assaporare un liquore. Significa partecipare a un rito che ha attraversato epoche, guerre, cambiamenti sociali e culturali.
Significa sentirsi parte di una comunità che riconosce nella bellezza e nella qualità valori universali.
E se un tempo l’Anisetta era il simbolo dell’aristocrazia cittadina, oggi diventa un ponte ideale tra generazioni: ai nonni ricorda i tempi in cui il Caffè Meletti era il cuore pulsante della città; ai giovani offre un prodotto autentico, capace di inserirsi nei trend contemporanei senza snaturarsi.
Ogni sorso porta con sé il fascino discreto di un passato aristocratico e la freschezza di un futuro ancora da scrivere. Perché, come diceva Silvio, “la qualità è la vera nobiltà”. Nel panorama dei distillati italiani, l’Anisetta Meletti rappresenta un caso unico: nata da una storia di sacrificio e ingegno, diventata simbolo di eleganza e riconosciuta in tutto il mondo, ma soprattutto capace di parlare oggi a un pubblico nuovo, che non vuole solo bere, ma vivere un’esperienza. Un bicchiere di Anisetta non è semplicemente un liquore: è un viaggio nel tempo, una carezza liberty, un brindisi che unisce passato e futuro. E forse è per questo che ad Ascoli, ancora oggi, si sorseggia con orgoglio: “Un’Anisetta, per favore”.






