Arrone | UMBRIA

Il “solitario” della Valnerina

La storia di Francesco Annesanti che, tra vigne, anfore e dedizione, è l’unico produttore di questo spicchio di Umbria. Dove grechetto, trebbiano e pinot nero raccontano autenticità e sperimentazione.

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Il “solitario” della Valnerina

La storia di Francesco Annesanti che, tra vigne, anfore e dedizione, è l’unico produttore di questo spicchio di Umbria. Dove grechetto, trebbiano e pinot nero raccontano autenticità e sperimentazione.

Dominato dal verde intenso dei boschi della Valnerina, nel cuore verde d’Italia che è l’Umbria, al confine con il parco fluviale del Nera, il panorama in cui ci si trova immersi per arrivare in cantina da Francesco Annesanti è caratterizzato da una natura silenziosa la cui quiete è interrotta solo dal canto degli uccelli e dal grugnito dei cinghiali di passaggio.

In questo luogo nascosto e impervio prende forma la storia di un giovane che, trasportato da passione e forza di volontà, è riuscito, scommettendo su un territorio in cui nessuno credeva, a dare vita ad un’azienda vitivinicola che lo ha reso l’unico viticoltore in Valnerina.

Poco più di una decina di anni fa, Francesco partiva dal poco che aveva a disposizione: un vecchio vigneto e una stalla, entrambi appartenuti al nonno.

Da qui dava avvio a un lavoro di pazienza e dedizione. «Ho iniziato ristrutturando la stalla – racconta a Retrogusti -, trasformandola in una piccola cantina di circa 80 metri quadrati. E ho recuperato le varietà presenti nel vigneto di meno di un ettaro, reimpiantandole poco per volta fino ad arrivare ai 7 ettari attuali». Quello che colpisce di Francesco sono la sua determinazione e la sua coerenza. Parlando con lui, infatti, ci si rende conto che dalla prima vendemmia ufficiale, nel 2014, ad oggi si ha di fronte la stessa persona con le stesse idee e gli stessi valori dell’inizio. Dalla cura del vigneto alla gestione del suolo, dalla vinificazione all’imbottigliamento tutto è portato avanti personalmente da Francesco che da sempre è profondamente legato alla terra, connessione che unita alla sua visione permette la nascita di vini che, esprimendosi con onestà ed eleganza, rappresentano il territorio stesso.

Territorio, quello della Valnerina, che Francesco promuove con orgoglio nonostante le tante sfide nel corso degli anni.

Quanto ai vigneti, impiantati su terreni a base di argilla e limo, beneficiano di grandi escursioni termiche e temperature fresche anche d’estate. L’attenzione ai dettagli è uno dei punti di forza che contribuisce alla qualità dei vini. Tutto inizia dalla pianta dove il produttore si assicura che le uve siano nelle migliori condizioni possibili prima di procedere con la vendemmia e la vinificazione. «Preferisco svolgerla per la maggior parte in acciaio, oltre a una piccola produzione in anfore di terracotta. Non vengono eseguite filtrazioni – aggiunge - né chiarificazioni e il travaso avviene solo al momento dell’imbottigliamento».

Scommessa su un territorio, si diceva. Tra le uve prodotte non poteva perciò mancare il grechetto, tra i vitigni tipici dell’Umbria.

Ma non solo. Malvasia, trebbiano, pecorino, barbera, sangiovese, merlot e pinot nero in purezza e in blend danno origine a bianchi di carattere, identitari ed eleganti, e a rossi espressivi che richiamano al sorso, proprio come piace al loro produttore. Una sorpresa sono i Raspati, bianco e rosato, rifermentati in bottiglia senza solfiti aggiunti, freschi e piacevoli, perfetti per un aperitivo.

Altra particolarità è rappresentata dall’utilizzo delle anfore. Tutto inizia nel 2015. «Seguendo una visione tradizionale del vino – racconta Francesco Annesanti – ho iniziato a sperimentare l’affinamento di alcune varietà di uve in anfore di terracotta per una decina di mesi, seguito poi da un riposo in damigiane di vetro, creando una produzione selezionata di tre etichette: Colle Fregiara, Acqua della Serpa e Piano della Torre. La prima da trebbiano, la seconda da un blend di vitigni: grechetto, trebbiano, malvasia, pecorino e martone (altra varietà autoctona) e l’ultima da pinot nero». Proprio quest’ultimo è il principale soggetto dei suoi esperimenti.

Ne vengono fuori vini intriganti ed eleganti che racchiudono l’essenza stessa della filosofia produttiva di Francesco, rappresentando la dedizione e la passione di chi mette anima e corpo in quello che fa. Una storia da ascoltare, un territorio da esplorare e vini da assaporare.

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