Puglia | ITALIA

Il Pomodoro di Morciano, voce plurale di una terra che diventa comunità

In Puglia, nella punta estrema del Salento, un seme antico attraversa generazioni, ricuce memorie e si traduce in racconto condiviso di un territorio che resiste e si rinnova.

Puglia | ITALIA

Il Pomodoro di Morciano, voce plurale di una terra che diventa comunità

In Puglia, nella punta estrema del Salento, un seme antico attraversa generazioni, ricuce memorie e si traduce in racconto condiviso di un territorio che resiste e si rinnova.

In collaborazione con:

Comunità Slow Food per la Valorizzazione del Pomodoro di Morciano

Ci sono luoghi che risuonano, luoghi che rammendano gli strappi, che ti raccontano una storia e che richiedono la tua attenzione. Sono luoghi che ti sono sempre stati casa ma ad un certo punto segnano la direzione della tua bussola. Il mio ritorno nel Salento dopo essermi laureata a Roma ha coinciso con una scelta, quella di tornare a Sud e di coltivare poesia nella terra dei bisnonni.

Gli agriturismi sono una grande famiglia, ti insegnano l’importanza dell’attesa e della visione. Come sempre succede nella vita, le persone che si incontrano sono importanti, sono quelle che diventano fari, che fanno luce nella navigazione. Incontrare Giulio Sparascio, presidente di Turismo Verde, è stato per me fondamentale. A lui devo buona parte del mio ritorno, da lui prendo sempre in prestito una frase che mi è cara: gli agriturismi sono quei luoghi in cui si accende una luce nella campagna. Ed è proprio così. Siamo i poeti e sognatori che in una zolla di terra coltivano una foresta di speranze, tutti i nostri racconti familiari, storie di pietre e radici.

Chi coltiva la terra non è molto diverso da chi scrive poesia: entrambi ascoltano i silenzi del mondo e provano a darne voce.

A leggere le stelle e a praticare l’attesa, a vivere il momento, a trovare il modo di attraversare tempeste e le tempeste ci sono sempre, sono l’unica certezza che abbiamo. Tentiamo di rammendare gli strappi che il tempo lascia dietro di sé e lo facciamo raccogliendo dall’oblio pratiche antiche e semenze che ancora resistono tenaci alla dimenticanza e alla frenesia quotidiana. Così, a Sante Le Muse il mio ritorno è coinciso con una promessa, quella di riprendere il seme antico del pomodoro di Morciano che coltivavano i nonni e provare a dargli voce.

Il Pomodoro di Morciano è un prodotto già inserito nell’elenco ministeriale dei PAT, questi sono stati definiti – dalla normativa che li ha istituiti (più di 25 anni fa) – “prodotti agroalimentari ottenuti con metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura consolidati nel tempo, da almeno 25 anni”. Il lavoro di monitoraggio e schedatura è stato avviato in provincia di Lecce dalla Camera di Commercio nel 2000 e da allora sono state presentate quasi 200 schede identificative. Oggi la Regione Puglia che cura l’istruttoria e trasmette le schede validate al Ministero competente ne conta 414.

Il Pomodoro di Morciano è una cultivar che ha alle spalle una storia, un racconto passato di mano in mano, sopravvissuto ai tempi e alle stagioni. Non è solo un pomodoro è molto di più, è la storia di tutto un territorio, che grazie a quel raccolto riuscì a reggere la sua economia. Da allora si compie una piccola magia, un tempo lento scandito nel declinare delle stagioni della campagna, tra le sue pieghe qualcuno ha ancora cura di quei semi.

La coltivazione dei pomodori di Morciano è fatta di rituali che si ripetono identici da generazioni.

I barattoli di vetro con i preziosissimi semi vedevano la luce soltanto all’inizio di dicembre, quando venivano preparati i semenzai, una culla di terra calda e accogliente. Si aspettava poi fino a Febbraio per sistemare le giovani piante di pomodoro nel primo campo, ma questo è ancora un mese freddo che ha bisogno di attenzioni e cure, chi coltiva lo sa. Quindi, per ogni pianta veniva predisposto uno scudo, una romantica armatura. Le pale di fico d’India erano perfette allo scopo: venivano incise e poste per metà sotterra, la profondità era quella giusta per diventare poi fonte di idratazione e sali minerali. Una volta che la pianta, infatti, avesse preso vigore la pala veniva spezzettata e mischiata al terreno.

Il Pomodoro di Morciano non gradisce l’acqua, se non la prima, quella riservata al trapianto, durante la messa a dimora delle piantine a piena terra. Si arrivava, così, a maggio per poter raccogliere i tanto attesi frutti, quei pomodori anticipatari, pomodori maturati prima degli altri, piatti e costoluti, dalla buccia così sottile e la polpa così succosa. Da allora, ogni anno si compie la stessa magia, lo stesso rito per i pochissimi che ancora lo coltivano. A Sante Le Muse non abbiamo mai smesso di coltivarlo, ancora oggi officiamo quell’antico rituale allo stesso modo, perché la storia di un luogo la si racconta nei gesti, nelle sfumature della memoria che lega la presenza con l’assenza, sono i gesti a tenere in vita ciò che è dimenticato.

Sante Le Muse è custode del pomodoro di Morciano a partire dal 2013-14 grazie al progetto “Biodiverso”, realizzato in collaborazione con il Disteba di Lecce e Bari, Università del Salento. Già all’epoca provammo a cercare qualcun altro disposto ad accompagnarci in questo suggestivo percorso. Ma i tempi, probabilmente, non erano maturi, non trovammo nessuno. Passarono gli anni e continuammo a produrre il nostro Pomodoro di Morciano con l’attenzione e la cura che si riserva ad un famigliare, eppure dentro noi sentivamo la necessità di trovare un modo per diventare plurali, perché nella diversità abbiamo sempre visto un valore aggiunto, un territorio libero nasce sulla pluralità e la diversità. È un po’ come un campo: più c’è un alto tasso di biodiversità, più quel territorio resisterà alle intemperie, avrà la forza di affrontarle, perché se si è in molti, si è meno fragili, ci si aiuta l’uno con l’altro.

Avevamo il desiderio di condividere la semenza di cui siamo custodi ma sentivamo anche la responsabilità di farlo con un gruppo di persone che camminassero nella nostra stessa direzione, avendo chiaro lo stesso nostro orizzonte. Poi nel 2023 incontrai Sergio Longo presidente della Condotta Slow Food di Lecce. Ecco, di nuovo gli incontri diventano fondamentali. Slow Food mi permetteva di dare forma ad un’idea, creare un gruppo di produttori che potessero camminare assieme, scrivere la storia di quel piccolo seme.

Così nasce questa piccola grande avventura di comunità: nasce nel 2023 la Comunità Slow Food per la Valorizzazione del Pomodoro di Morciano. Siamo persone diverse: chi ha un’azienda, chi fa il parroco, chi è uno psichiatra, chi fa il sindaco, chi è in pensione, chi studia agraria. Un gruppo eterogeneo di persone accomunate dalla volontà di camminare assieme. Chi coltiva da più tempo aiuta chi è più giovane e ha meno esperienza. La mia azienda Sante Le Muse, custode del pomodoro di Morciano, ha condiviso in maniera completamente gratuita parte della sua semenza con gli altri aspiranti produttori, mettendo a disposizione anche le linee guida per la coltivazione, così da aiutare chi si cimenta per la prima volta nell’agricoltura.

La comunità fa questo: non lascia indietro nessuno.

Da allora come comunità Slow Food del Pomodoro di Morciano abbiamo non solo coltivato il nostro pomodoro ma anche divulgato il nostro know how. La scorsa estate siamo riusciti ad organizzare il Festival del cibo etico: abbiamo prodotto per la prima volta la nostra passata di pomodoro, raccontato dei nostri piccoli incredibili passi che legano la nostra memoria al futuro di questo territorio, siamo stati nelle scuole, abbiamo organizzato laboratori e convegni, abbiamo prodotto e distribuito gratuitamente l’agenda illustrata del Pomodoro di Morciano grazie ai fondi del Bando Borghi del PNRR.

La comunità Slow food del pomodoro di Morciano è un piccolo passo, il primo, quello giusto, per poter creare un presidio Slow food. Il pomodoro di Morciano - come tutti i prodotti PAT - ha una storia da raccontare. In quel seme noi non vediamo soltanto un pomodoro, né soltanto un territorio, in quel seme c’è mio nonno, ci sono tutti i nostri nonni, la loro memoria, quelle radici che vanno salvate e rinvigorite per attraversare e raccontare nuove stagioni.