Firenze | ITALIA

Il frigorifero, poesia fredda delle nostre estati

Quando fuori l’aria brucia e i sogni evaporano, il frigorifero diventa rifugio, complice e simbolo domestico di benessere. Una macchina del secolo scorso che ha ancora molto da raccontare, tra storia, design, cinema e intimità.

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Il frigorifero, poesia fredda delle nostre estati

Quando fuori l’aria brucia e i sogni evaporano, il frigorifero diventa rifugio, complice e simbolo domestico di benessere. Una macchina del secolo scorso che ha ancora molto da raccontare, tra storia, design, cinema e intimità.

Picchi di 40 gradi: le nostre sono estati roventi. Cerchiamo riparo ovunque e spesso senza successo. Ci salva lui, il frigorifero. Siamo nell’era della robotica e dell’intelligenza artificiale che ci aiuta a fare tutto, ma spesso sono alcune “macchine” inventate nel secolo scorso che davvero ci hanno migliorato la vita.

Il frigorifero. Ci avete mai pensato a una vita senza questa invenzione? Il nostro amato cibo, quello che non sopravvive se non al fresco, quello che potrebbe “suicidarsi” nella distanza tra il supermercato e la nostra cucina… tutto fuori dal frigo. Le nostre verdure, l’acqua frizzante che ha gusto solo ghiacciata, i vini bianchi, le pregiate bollicine, quelle da godere a temperature di servizio precise: anche quelle, che fine farebbero?

Ammettetelo: ci fa stare bene l’idea di un frigo pieno.

Ci troviamo tutto quello che ci occorre per improvvisare cenette, per evitare di andare ogni giorno al supermercato. “Non ho nulla, cosa cucino?” Poi apri il frigo e qualcosa la trovi sempre. Esplode la creatività in cucina. Se poi hai cucinato troppo e non vuoi buttare gli avanzi, poco male: basta conservarli in frigo. Nel cuore della notte è quasi poetico. La sua luce bianca, fredda ma confortevole, ti avvolge e dona sollievo ai momenti insonni.

In questi giorni bollenti ci troviamo spesso davanti al frigo, temporeggiando prima di chiuderlo, quasi vorremmo viverci dentro. C’è chi lo apre di nascosto, perché il frigo è quasi un testimone, un sacerdote che accoglie il tuo peccato. Ne è complice discreto e, se sei bravo a chiudergli la bocca prima che qualcuno ti sorprenda, lui non ti tradirà. Se provi ad aprirlo due volte consecutive, si oppone, resiste: quasi a ricordarti che deve custodire il cibo e la sua temperatura.

Immaginare la cucina prima del frigorifero è difficile. Ma quanto indietro dobbiamo tornare per risalire alla sua invenzione? Ci sono diverse menzioni, perché prima della macchina che conosciamo oggi, ci sono sperimentazioni, prototipi. Io scelgo di citare una donna: Florence Parpart. Il brevetto del primo frigorifero elettrico è del 1914. Il successo non fu solo tecnico, ma anche comunicativo: Parpart ideò campagne marketing innovative per promuoverlo. Naturalmente, per i costi elevati, solo dagli anni ’50 in poi il frigo entra nella gran parte delle nostre case. Con il boom economico, del frigo non si potrà più fare a meno.

Per un frigo si fanno volentieri anche i debiti.

Ce lo ricordano Monica Vitti e Enzo Jannacci nel film Le coppie: in un monolocale seminterrato di una coppia di emigranti a Torino, un frigorifero da 180 litri comprato a cambiali è il protagonista silenzioso accanto al letto matrimoniale. Attorno a lui ruotano relazioni e dinamiche di vicinato.

Questo elettrodomestico ha ispirato creativi e designer per renderlo sempre più bello e funzionale. Una nota curiosa: i primi modelli avevano una maniglia con serratura. Il frigorifero era considerato un articolo di lusso, e andava chiuso per proteggere il contenuto prezioso. Il frigorifero come status symbol di benessere e libertà. Magari non per tutti. Di certo non per Tom, protagonista della serie Netflix Ripley: “Non voglio prendere un frigorifero. Già che ci siamo, compriamo anche un divano… e un mutuo. Prima che te ne accorgi, sei vecchio. Hai perso la libertà e tutto è iniziato contando i cubetti di ghiaccio.” Il suo amico lo invita a riflettere sui vantaggi, ma Tom è irremovibile: “Questa non è libertà. Il frigorifero non è libertà!”

Forse, allora, è sensualità. Tutti ricordiamo la celebre scena di 9 settimane e ½, quando John cucina per Elizabeth davanti al frigo. La scena, descritta come “gastro-sessuale”, trasforma il frigorifero in elemento scenico centrale, simbolo di gioco, intimità e desiderio.

Nel cinema americano, il frigo è spesso oggetto dei ricordi familiari: foto dei bambini, disegni di scuola, calamite di viaggio.

È anche veicolo di comunicazione domestica: post-it, orari, messaggi… Il frigorifero racconta le nostre giornate.

E oggi? Sui social impazza il fridgescaping. La moda di decorare il frigo, anche a scapito della sua funzionalità. Si organizzano gli interni in modo tematico, come librerie o vetrine. E sui social si compete per creatività a colpi di post instagrammabili.

E voi, che rapporto avete con il vostro frigo? Buona estate. Mangiate bene, all’ombra di un albero o sotto un cielo stellato. E per chi resta in città… al fresco del nostro fedele amico.

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