Toscana | ITALIA

Orpicchio, un incontro inatteso che racconta la Toscana

Un bianco tanto sconosciuto quanto sorprendente, che unisce passato e presente. Raccontando un territorio attraverso un sorso differente.

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Orpicchio, un incontro inatteso che racconta la Toscana

Un bianco tanto sconosciuto quanto sorprendente, che unisce passato e presente. Raccontando un territorio attraverso un sorso differente.

Durante una manifestazione enoica toscana, era mia ferma intenzione fare una panoramica degustativa di vini rossi, ma nello scorrere tra i banchi di una nota azienda di cui avevo buona conoscenza per l’ottimo sangiovese prodotto, mi imbatto in un bianco che ha acceso la mia curiosità.

L’etichetta riportava una suggestiva dedica del produttore per il diciottesimo compleanno della propria figlia. Chi produce vino compie sempre un atto d’amore: il lavoro in vigna, l’attesa della raccolta — leopardiana estremizzazione de Il sabato del villaggio —, i virtuosi nervosismi durante le fermentazioni e così via per tutto il percorso svolto dall’acino fino al calice.

Lo sguardo si posò subito sul nome sconosciuto: Orpicchio. La curiosità prese il sopravvento e, mentre lo sentivo scorrere lungo le papille gustative, venni piacevolmente rapita. La freschezza di cui era corredato si trasformava in eleganza sopraffina e persistente. In una sola parola: gustoso. Una scoperta puramente casuale, come la sua storia.

Entrava sinuoso e si apriva con una ricchezza di aromi di frutta matura di pesca e albicocca.

I Conti Passerin d’Entrèves, proprietari dei vigneti, all’epoca dell’acquisto e grazie all’enologo incaricato, si accorsero durante il ripristino dei filari che alcune piante presentavano peculiarità diverse dal proprio trebbiano toscano. Seguirono approfondimenti con l’analisi genetica del DNA ed et voilà: ci si trovava davanti a un antico vitigno già conosciuto e nominato da Leonardo da Vinci, che di quelle zone era abitante.

Ci troviamo a Vinci, in un casale — ex casino di caccia dei Medici — chiamato Dianella, un vezzeggiativo in onore della dea della caccia Diana, e che oggi è anche il nome dell’azienda vitivinicola produttrice dell’Orpicchio.

Si tratta di un biotipo di trebbiano toscano rimasto anonimo per secoli e oggi finalmente riconosciuto.

La peculiarità non finisce con la sua origine, ma inizia con la sua naturale predisposizione alla longevità. I vini bianchi, in particolare il trebbiano, non sono generalmente longevi ma di pronta beva. Ebbene, quello degustato era un 2021 e il sorso è tra quelli che non si dimenticano facilmente. Il tempo, grande complice per l’arricchimento di profumi e aromi nei vini, ha celato e mantenuto un piccolo gioiello enoico che, grazie alle competenze di chi ama il proprio lavoro, oggi possiamo degustare.