Oggi è normale, quasi banale, osservare un progetto come il nostro, delegando all’Intelligenza Artificiale l'analisi di numeri, traffico e tendenze. Ma io volevo fare qualcosa di diverso ed in occasione dei due anni di Retrogusti, ho deciso di non usare l’AI per farmi dire "cosa funziona", ma per farci "processare".
In un gioco semiserio, ho chiesto a un algoritmo di spogliarsi della sua fredda logica analitica e di vestire i panni di un inquisitore spietato, per mettermi all'angolo e dubitare di noi. Quello che leggete è il risultato: un confronto tra la perfezione asettica del digitale e l’anima di chi, da due anni, ha scelto di abitare una "nicchia scoperta"
L’Avvocato del Diavolo (AI): Presidente, due anni di vita eppure Retrogusti sembra ancora un segreto per pochi. Con un profilo Instagram che evita i trend e un sito che non insegue i click facili, perché dovremmo credere che non siate solo l'ennesimo progetto romantico destinato a svanire?
Nunzio Scavo: Perché la nostra "lentezza" è una scelta politica, non un limite. In questi due anni non abbiamo cercato follower, abbiamo cercato radici. Mentre il mondo del food si satura di influencer da "collab" e “compiacenze editoriali", per definirle con un eufemismo, noi abbiamo costruito la nostra credibilità un articolo alla volta. Ora siamo pronti al grande salto: dopo essere diventati un'associazione ETS nel 2025, abbiamo depositato da pochi giorni la richiesta per diventare ufficialmente una testata giornalistica registrata. Non siamo più un blog; diventiamo un progetto culturale che si assume una responsabilità professionale e legale verso chi ci legge.
AI: Il web è un cimitero di magazine indipendenti. Cosa vi impedisce di finire nel mucchio dei "progetti carini" ma invisibili?
NS: Il fatto che non siamo soli. In due anni abbiamo costruito una rete che oggi è la nostra forza con oltre 60 contributori dall’Italia e dall’estero. Abbiamo iniziato a raccontare le Comunità Slow Food italiane, ma l'orizzonte è più ampio: il nostro modello punta a connettere centinaia di comunità nel mondo, a dialogare con le grandi federazioni dei produttori indipendenti e a stringere collaborazioni con realtà affini alla nostra visione. Stiamo costruendo un ecosistema di valori, non una semplice bacheca di foto tutte uguali. Per farlo, abbiamo attivato la figura degli Ambassador: professionisti che sono le nostre sentinelle sul territorio, da Brescia a Cosenza, capaci di scovare storie, relazioni e idee che nessun algoritmo potrebbe mai intercettare.
AI: Parla di Ambassador e di collaborazioni internazionali. Non è un po' ambizioso voler connettere territori così distanti?
NS: Al contrario, è l’unico modo per dare dignità e futuro al progetto. Abbiamo recentemente stretto un accordo di internship con la FUA (Florence University of the Arts), l'accademia internazionale d'eccellenza a Firenze, attivando così un ponte con la Missouri School of Journalism, la più antica e prestigiosa scuola di giornalismo al mondo.
Grazie a questa sinergia, ospiteremo in redazione delle studentesse americane che si immergeranno nella cultura enogastronomica che raccontiamo, curando i nostri canali in lingua inglese e permettendoci di inaugurare un nuovo profilo Instagram interamente dedicato al pubblico internazionale. La sfida è ambiziosa ma concreta: la storia del piccolo produttore che sia di un piccolo borgo italiano o di una realtà remota dall’altra parte del mondo non resterà più chiusa tra i confini del proprio campanile. Parlerà al mondo con uno standard giornalistico internazionale, abbattendo le barriere linguistiche e culturali.
Gli Ambassador sono i nostri occhi sul territorio, la redazione è il cuore pulsante e i partner internazionali sono il ponte che ci permette di portare l'autenticità delle nostre storie ovunque.
AI: Spesso però nel food si parla solo di "piatti". Voi sembrate voler spostare l'asticella altrove. Dove?
NS: Vogliamo esplorare il confine dove finisce il cibo e inizia la Storia, alzando il livello del rapporto tra cultura ed enogastronomia. È qui che entra in gioco il nostro format distintivo, "Storie in Degustazione" dove la nostra narrazione non si ferma allo schermo di uno smartphone: si siede a tavola. Non organizziamo semplici eventi, ma esperienze di "giornalismo dal vivo". Portiamo le persone a conoscere i produttori, trasformando l'articolo che hanno letto sul sito in un calice da bere e in una mano da stringere. Mangiare e bere sono atti culturali: noi raccontiamo il prodotto, il paesaggio umano che lo genera e le storie che fioriscono attorno ad esso, per poi trasformare quelle parole in un'esperienza reale da vivere insieme ai nostri soci.
AI: Tutto molto nobile, ma la libertà ha un costo. Come garantite che, crescendo, non diventerete anche voi un cartellone pubblicitario per il miglior offerente?
NS: Grazie al nostro modello associativo. La libertà di Retrogusti appartiene ai suoi Soci. La nostra indipendenza è protetta dagli oltre 120 soci che, in pochi mesi dalla nostra trasformazione in associazione, hanno creduto in noi, sostenendoci. Anche per questo, a breve, lanceremo una campagna di tesseramento che è una vera sfida al sistema delle "collab" facili: chi si tessera non lo fa solo per uno sconto o una esperienza esclusiva, ma per finanziare un modo di raccontare il cibo che non accetta compromessi. I soci sono i custodi della nostra libertà di critica. Se raccontiamo di un prodotto o di un'esperienza è perché ci crediamo davvero, non perché frutto di una sponsorizzazione.
AI: Presidente, il compleanno è un traguardo ma anche un momento di bilancio. Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?
NS: Vedrete la conferma di un impegno. Ci siamo riuniti proprio in questi giorni a Firenze con tutto il team centrale, per festeggiare questi due anni e, soprattutto, per ribadire questa nostra distanza da un certo tipo di approccio al mondo del food and wine.
Retrogusti non rincorre i follower, cerca Soci: persone che credono in un giornalismo di territorio, autentico e orgogliosamente "sporco di terra". Per chi cerca solo le coreografie digitali e i trend del momento, probabilmente questo non è il posto giusto. Se invece cercate la cultura che si mangia, si beve e si tramanda con rispetto, allora benvenuti a bordo.




