Islay | SCOZIA

Whisky e Parmigiano Reggiano, quando la Scozia incontra l’Emilia

Il viaggio nell’isola di Islay tra torba, oceano e scotch che trova un sorprendente compagno nelle note intense e fragranti di uno dei simboli del Made in Italy.
22 Ottobre 2025
Parole di Adriana Bianco
Adriana Bianco

Si dice che la prima volta con un whisky non si scorda mai… ed è proprio quello che mi è successo circa due anni fa su Islay, una piccola isola della Scozia che sembra un mondo a parte già dal traghetto.
Per un’appassionata “whiskofila” come me è senza alcun dubbio un viaggio che ti entra dentro, da fare e da ripetere (come poi è accaduto a distanza di pochi mesi!). Ma andiamo per ordine, perché parlare di Islay è sempre emozionante… la pronuncia prima di tutto. Si pronuncia “aila”: l’isola è circondata da una costa frastagliata dalle potenti onde dell’oceano, a soli 40 km dalle coste dell’Irlanda.

Secondo alcune leggende, il whisky sarebbe nato proprio su Islay e si dice che la prima distillazione sia stata opera di monaci irlandesi, sbarcati sull’isola attratti dalle sue caratteristiche climatiche e dalla massiccia presenza della torba nelle zone paludose. Il whisky prodotto su Islay è un whisky che rispecchia le caratteristiche dell’isola: wild, forte, unico. Qui il “terroir” costituisce la parte viscerale del distillato.

Il whisky di Islay sa davvero di oceano, inondato dalla torba iodica e marina.

Le note salmastre, che caratterizzano la vera tipicità e il carattere dell’isola, sono rafforzate dal vento spesso irruente dell’oceano, che penetrando nei magazzini ricopre di salsedine le botti. Così i whisky in maturazione assimilano l’habitat che li circonda: un territorio ancora in parte selvaggio, composto da torba acquosa marina e contraddistinto dal verde rassicurante della natura. La condizione climatica di Islay è unica al mondo e l’espressività del whisky che ne deriva porta con sé un vero e proprio imprinting di torba salmastra, rendendola sovrana.
L’identità comune delle distillerie dell’isola è fatta di torba, sapidità, brezza marina e un profilo organolettico talvolta sfacciato e manesco, che non chiede permesso ma entra in scena con la forza di un’onda atlantica. Uno “spirito” in cui si trovano note iodate di alghe, tocchi medicinali, ricordi di braci e combustione.

whisky, parmigiano reggiano

C’è una distilleria che io adoro particolarmente: Kilchoman, che ha dedicato vari imbottigliamenti all’incantevole spiaggia Machir Bay, non adatta ai deboli di cuore.
Kilchoman è una farm distillery situata sulla costa occidentale e la loro filosofia è 100% Islay: seguono tutto il processo produttivo, dalla coltivazione dell’orzo alla distillazione, fino alla maturazione e imbottigliamento. L’orzo viene coltivato presso la Rockside Farm, adiacente alla distilleria, e maltato utilizzando il pavimento di maltaggio della stessa.

Torno in Italia e, da amante dei pairing anche imperfetti e spettinati, una sera — in un mood un po’ proustiano — mi sono “riconnessa” a Machir Bay, degustando un dram iconico di Kilchoman insieme a qualcosa di territoriale, tipico della regione che mi ospita da decenni: sua maestà il Parmigiano Reggiano. Così mi è venuto in mente un caseificio che avevo visitato prima del viaggio: il Caseificio Parma2064, produttore di Parmigiano Reggiano DOP nel cuore dell’Emilia. La cooperativa gestisce ogni fase della produzione, dalla mungitura alla stagionatura. Ogni forma da 40 kg è marchiata con il numero “2064”, identificativo assegnato dal Consorzio del Parmigiano Reggiano.

whisky, kilchoman

Prendo qualche pezzetto del 24 mesi, mi approccio, annuso e assaggio…

Poi un po’ di Kilchoman Machir Bay, per sentire come interagiscono, cosa succede a livello palatale e soprattutto quali emozioni riescono a trasmettere. Il parmigiano, dal buon impatto olfattivo in cui prevalgono le note lattiche, arricchite da fiori gialli e frutta fragrante, riesce a danzare in maniera pop con il whisky torbato. Il salato incontra l’umami, il fumo si intreccia con la dolcezza del latte stagionato.

È un abbraccio ruvido e diretto, non subito accogliente ma che ti ricordi. Mi prendo il mio tempo e assaporo tutto. Perché in fondo, come diceva il sergente Donowitz in Bastardi senza gloria: “C’è un girone speciale dell’inferno per chi spreca un buon scotch.”
E io aggiungerei: “anche per chi lascia indietro un gustoso pezzetto di Parmigiano.”