In Lomellina il riso non è una materia prima, ma un linguaggio sociale, economico, colturale e culturale. Il suggestivo mosaico dove cielo e terra si confondono nello specchio d’acqua delle risaie è frutto dell’ingegno e della paziente opera dell’uomo, che ha saputo convertire le antiche zone umide in un motore economico senza eguali. Modellando non solo il terreno, ma anche la società e le sue strutture, come i caratteristici complessi rurali a corte chiusa — le cascine — centri nevralgici di una vita contadina organizzata e laboriosa che, ancora oggi, costituiscono l’ossatura produttiva e sociale della Lomellina, territorio che produce il 30% del riso italiano.

In Lomellina si contano circa 1.500 aziende risicole con oltre 63.000 ettari dedicati alla coltivazione del riso, e l’attività risicola rappresenta fino al 90% della produzione agricola locale. Si tratta di un tessuto produttivo composto in larga parte da aziende medio‑piccole e storiche, come quelle che hanno scelto di unirsi nel progetto “Lomellina Terra di Riso”, con l’obiettivo di valorizzare origine e qualità del prodotto. Oggi queste realtà hanno deciso di dare, insieme, una forma coordinata, leggibile e identificabile sul mercato ai risi della Lomellina attraverso marchio, packaging e strumenti commerciali condivisi, dotandosi di uno stringente disciplinare di produzione. La grafica della confezione rimarca l’identità comune traducendo in un segno essenziale e riconoscibile due elementi fondanti del territorio: da un lato la risaia, rappresentata dai colori che mutano nel corso delle stagioni; dall’altro i castelli, presenza diffusa e identitaria che ha valso alla Lomellina l’appellativo di “piccola Loira”.
Il marchio collettivo nasce per dare voce a una pluralità agricola che, da sola, rischierebbe di rimanere invisibile.
A riconoscersi in questo progetto sono Cascina Alberona, Cascina Mora Bassa, Cascina Bosco Fornasara, Marta Sempio Riso, Azienda Agricola Zerbi, Azienda Agricola Massino e Azienda Agricola Santa Maria, unite per restituire valore alla biodiversità del territorio e rappresentare, attraverso il marchio, una precisa idea di filiera.

La prima selezione del marchio “Lomellina Terra di Riso” riunisce sette varietà rappresentative: il Carnaroli nelle sue quattro declinazioni — Classico, Biologico, Tradizionale e Semilavorato — il Vialone Nano classico e le varietà storiche e recuperate Rosa Marchetti e Lomello, con la prospettiva di accogliere progressivamente altre varietà coltivate in Lomellina, da Apollo a Iarim, da Ermes a Risrus, fino a Venere e Penelope.

Le linee guida del progetto sono cinque: la definizione della Lomellina come zona di origine; l’adozione dell’agricoltura rigenerativa e quindi pratiche colturali orientate alla tutela del suolo e della biodiversità; criteri di sostenibilità sociale, dal rispetto delle norme sul lavoro alla valorizzazione delle fattorie didattiche; infine la centralizzazione della trasformazione presso l’azienda Ferraris Luigi di Cascina Alberona, dove il riso viene lavorato secondo un ciclo controllato e standardizzato, che mira a garantire un prodotto finale di qualità superiore, tracciabile e omogeneo, con una percentuale di chicchi rotti inferiore all’1%.
La Lomellina è una “Mesopotamia lombarda”: un territorio modellato dall’acqua, dalla storia e dall’ingegno agricolo.
La Lomellina si definisce anzitutto attraverso i suoi confini naturali: un terrazzo di pianura stretto tra i corsi del Po, del Ticino e della Sesia. È questa identità fluviale ad averne scolpito nei millenni il paesaggio e il destino, meritandole l’appellativo di “Mesopotamia lombarda”. Dove un tempo regnava un fitto intreccio di boschi di latifoglie, aree palustri e dossi sabbiosi, oggi si apre un paesaggio d’acqua e di luce, in cui il cielo si specchia nelle risaie fino a confondersi con la terra.

Nel XV secolo, sotto l’amministrazione dei Visconti e degli Sforza, la Lomellina vive il suo massimo splendore: i signori di Milano trasformano i castelli da fortezze difensive in residenze di pregio, portando con sé la nobiltà milanese. È in questo periodo che si diffonde la coltivazione del riso in questa area e in tutta l’Italia settentrionale, grazie a Galeazzo Maria Sforza, che ne promuove l’introduzione anche nel ferrarese, e a Ludovico il Moro, che incarica Leonardo da Vinci di riorganizzare i sistemi irrigui.

«In agricoltura — come spiega il Presidente dell’Associazione Luigi Ferraris — la semina richiede tempo per trasformarsi in raccolto. Lomellina Terra di Riso nasce da un’idea condivisa che oggi prende forma come marchio ombrello e che ci auguriamo possa diventare un riferimento per il territorio coinvolgendo altre aziende: fare rete è infatti l’unico modo per dare riconoscibilità, visione comune e attrattività territoriale a una pluralità che altrimenti rimarrebbe senza voce. Perché la Lomellina è terra di risi, non di riso: ed è proprio questa molteplicità a definirne l’unicità».

Questa innovazione, insieme a quella del gelso per la bachicoltura, segna una rivoluzione radicale: il paesaggio viene ridisegnato per accogliere le risaie. Parallelamente, questo ambiente antropizzato ha creato un ecosistema unico: le risaie inserite nelle aree protette del Parco del Ticino e soprattutto della Zona di Protezione Speciale “Risaie della Lomellina”, la più grande d’Europa, ospitano oggi la maggiore concentrazione di ardeidi a livello europeo. Aironi, nitticore e garzette trovano rifugio tra le famose garzaie attraversate da rogge e piccoli torrenti, confermando come l’opera dell’uomo sia riuscita a mantenere un equilibrio prezioso tra produzione e conservazione naturale. Fare rete è l’unico modo per trasformare un territorio agricolo in una visione condivisa capace di parlare al mercato e alla comunità.
