Chavignol | FRANCIA

Loira, dove il fiume si fa vino

Seconda parte del viaggio in uno dei territori vitivinicoli più affascinanti di Francia. La valle in cui il fiume segna i vini e lo scorrere del tempo.
Loira, vino, Amboise
18 Settembre 2026
Parole di Marco Morelli
Marco Morelli
DrinkWine

 (Continua…)

Arriviamo ad Amboise, luogo di sepoltura di Leonardo da Vinci. Qui, come ovunque, colpisce l’ordine incredibile delle cose: nessun filo d’erba fuori posto, nessuna siepe sformata, nessun marciapiede rotto. Sembra che la gente, di notte, si raduni per tenere tutto perfettamente pulito. L’indomani iniziano castelli, degustazioni, aperitivi, enoteche comunali, cene e bevute a base di cabernet franc, chenin, grolleau, poineau d’Aunis e altre rarità.

Chenonceau, con il suo castello-ponte lungo lo Cher, rimane nel cuore per la storia di conflitti d’amore tra Caterina de’ Medici e Diana di Poitiers.

In Loira anche le rivalità storiche sembrano sospese in una luce che amplifica ogni dettaglio.  

Dopo Amboise visitiamo Tours e Saumur, splendide e simmetriche, con un castello dominante e un isolotto abitato al centro del fiume. Ma ciò che resta più impresso è la campagna: le passeggiate verso Bourgueil, le vigne su suolo sabbioso, le bevute a Vouvray da Philippe Foreau di Clos Naudin, fiero delle sue cantine scavate nel tuffeau e dei suoi demi-sec e molleux, dove lo chenin blanc trova l’apoteosi. L’accoglienza di Agathe del Domaine des Roches Neuves, a cui lasciamo una umile bottiglia del nostro vino, resta un pomeriggio indimenticabile.

Chenonceau, castello, vigne

A questo punto apro una parentesi: cos’è lo chenin blanc di Vouvray? È un vino che vive di tempo, luce, riflessione. Non è da primo impatto. Vouvray è un bugiardo: non si rivela subito. Lo versi, pensi di averlo capito, e lui è già cambiato. Per anni. È un vino fatto di tempo, di tufo, di fiume. L’ho anche sognato: una degustazione alla cieca in cui non dovevamo indovinare il produttore, ma il fiume.

Lo chenin blanc di Vouvray è uno di quei vini che ti obbligano a rallentare, perché cambiano mentre li osservi.  

Alla fine scoprivamo i vini e capivamo quali fiumi fossero presenti nel blend. A volte le fantasie di un bevitore in vacanza arrivano lontano, ma una quota di verità c’è sempre. Quando parti per la Loira credi di cercare castelli, poi capisci che i protagonisti sono i corsi d’acqua: decidono dove cresce la vite, quanta nebbia ci sarà, come sarà lo chenin blanc — secco, demi-sec, molleux. Non decide mai l’uomo.

La Loira ti costringe a capire che il vino non nasce solo dal suolo, ma dal ritmo dei fiumi che lo attraversano.

Loira, fiume, Amboise

Finita la parentesi, finita la vacanza. Ciò che non scorderò è l’esperienza da Vincenzino il Cuciniere di Campagna. Prenotiamo mesi prima, hype altissimo. Il posto è bellissimo, immerso nella campagna. In sala, però, l’atmosfera cambia: sembra un film dell’orrore, o la scena di Fantozzi contro tutti con il Professor Birkermaier. Silenzio totale, tensione, perfino l’abbigliamento identico. Mio figlio chiede una Coca-Cola: fulminato sul posto. Cibo meraviglioso, vino super, esperienza catartica.

È uno di quei momenti in cui capisci che il viaggio non è fatto solo di luoghi, ma di persone che li abitano. La Francia vitivinicola riesce sempre a spiazzarmi. È un magnete che a volte attrae, altre respinge. Ma non può mai lasciare indifferenti.