San Paolo | BRASILE

Il Mondiale dei Formaggi a San Paolo

Tecnica, emozione e storie di vita dietro un concorso che in Brasile unisce territori lontani. Visto con l’occhio di un giurato.
Concorso Mondiale dei Formaggi, San Paolo, Brasile
15 Settembre 2026
Parole di Bruno Alexandre
Bruno Alexandre
FoodCheese

Sono stato invitato come giudice al Concorso Mondiale dei Formaggi, a San Paolo, e la cosa più curiosa è rendersi conto di come la vita riesca a unire punti che un tempo sembravano lontanissimi.

Oltre alla farmacia industriale, ho una formazione in tecnologia alimentare: ho prodotto formaggi, studiato fermentazioni e stagionature, osservato le mie zie preparare formaggi artigianali. Entrare in quel concorso è stato come rientrare in una parte della mia storia.

Concorso Mondiale dei Formaggi, formaggi, fermentazioni, stagionature

La dimensione dell’evento era impressionante: circa 2.700 formaggi, più di 400 giudici e produttori provenienti da varie parti del Brasile e del mondo. Francia, Italia, Svizzera, Danimarca, India, Argentina, Messico, Stati Uniti. Ma una delle cose più belle è stata percepire la forza del Brasile stesso.

Produttori dell’Amazzonia, di regioni rurali lontane, persone semplici che portavano anni di lavoro, tradizione e resistenza dentro un’unica forma di formaggio.

Una storia mi è rimasta impressa: una produttrice ha attraversato un fiume portando i formaggi sulla testa dopo un’alluvione pur di arrivare al concorso. Quando ascolti qualcosa del genere, capisci che giudicare un formaggio va molto oltre aroma, consistenza, sapore o aspetto. Ogni crosta, ogni stagionatura, ogni difetto o pregio porta con sé la vita di qualcuno.

Accanto a questa dimensione emotiva, c’era un livello tecnico altissimo. Il regolamento del concorso era convalidato dalla Guilde Internationale des Fromagers e dalla Fédération des Fromagers de France, istituzioni di riferimento nel mondo dei formaggi artigianali. E proprio lì si percepiva come tecnica ed emozione convivessero nello stesso spazio.

Guilde Internationale des Fromagers, Fédération des Fromagers de France, Concorso Mondiale dei Formaggi,

Abbiamo assaggiato di tutto: mozzarelle tradizionali e di bufala, formaggi a pasta filata, freschi, erborinati intensi, duri a lunga stagionatura, produzioni di latte di capra e pecora, e molti formaggi brasiliani d’autore. Ma una delle sorprese più grandi sono stati i formaggi indiani.

Tra questi, un “formaggio di montagna” semiduro, flessibile, con note fruttate e di mandorla, ricoperto interamente di petali di rosa disidratati: impossibile non guardarlo due volte.

Forse è proprio questo ciò che mi sono portato dietro. La consapevolezza che il formaggio non è mai solo formaggio: parla di territorio, clima, memoria, famiglia, cultura, orgoglio e sopravvivenza. Vederlo riunito a Itaim, nel cuore del centro finanziario di San Paolo, circondato da grattacieli e riunioni d’affari, mentre produttori provenienti da fattorie remote presentavano il lavoro di una vita, è stato impossibile da non sentire nel profondo.

Alla fine, ciò che mi ha emozionato di più è stato capire che dietro ogni formaggio messo in tavola c’è sempre una storia che cerca di attraversare il mondo.