Una coppetta alla crema, grazie! Gel Aut ci appare a prima vista come una gelateria itinerante a bordo di un’ape colorata. Basta però fermarsi un po’ più a lungo per capire che qui il gelato è molto più di quel che sembra. A servirlo ci sono ragazzi e ragazze coinvolti in un percorso di inclusione sociale e lavorativa promosso dalla Cooperativa La Pietra d’Angolo. Ognuno ha il proprio compito: chi prepara le coppette, chi serve il gelato, chi accoglie i clienti, chi gestisce i pagamenti. I gesti sono semplici, ma raccontano qualcosa di importante.
Dietro ogni coppetta c’è un percorso di apprendimento che diventa autonomia, fiducia e presenza dentro la comunità.
Gli educatori osservano e accompagnano, intervenendo quando necessario e lasciando gradualmente spazio all’iniziativa personale. Non si tratta di simulare un’attività lavorativa, ma di viverla davvero, in mezzo alle persone e dentro gli spazi della comunità. Gel Aut nasce dall’obiettivo di offrire a persone con disturbo dello spettro autistico e disabilità cognitiva medio‑lieve un’occasione concreta per acquisire competenze e sperimentare il lavoro in contesti reali. Dopo una prima fase di formazione e sperimentazione, il progetto ha preso forma nell’estate del 2025 e oggi è diventato una presenza riconoscibile in molte piazze dell’Empolese e del Valdarno Inferiore.

Negli ultimi mesi l’Ape di Gel Aut ha partecipato a oltre trenta eventi tra feste, manifestazioni e iniziative pubbliche. Un percorso che continua a crescere e che quest’anno può contare su un nuovo mezzo allestito come una vera e propria postazione di lavoro itinerante.
Un gelato diventa l’occasione per scambiare due parole, mettersi alla prova e sentirsi parte di qualcosa.
Ma la parte più significativa del progetto emerge forse nell’incontro con le persone. È in questi momenti che il lavoro educativo incontra la quotidianità e prende una forma concreta. Rita, che segue il progetto nei suoi spostamenti, lo racconta con semplicità: «È un po’ tornare al primo lavoro che ho fatto a 14 anni. Ed è sempre bello incontrare persone contente e soddisfatte di questo progetto in tutti i posti dove ci spostiamo».

Anche il territorio ha scelto di sostenere questa esperienza. La Società della Salute Empolese Valdarno Valdelsa ha contribuito alla costruzione del percorso, riconoscendo in Gel Aut uno strumento concreto di inclusione e formazione. Accanto a questa collaborazione c’è quella con Sammontana, che ha deciso di mettere a disposizione il proprio gelato sostenendo l’iniziativa e trasformando una partnership aziendale in un gesto di responsabilità sociale legato al territorio.
Gel Aut cresce dentro una rete di relazioni che intreccia inclusione, lavoro e comunità, trasformando un gesto semplice in un’esperienza condivisa.
Incontriamo Gel Aut, non per caso, a Santa Croce sull’Arno, al termine di una giornata dedicata alla cura e all’assistenza delle persone anziane e non autosufficienti organizzata da La Pietra d’Angolo. Qui, in uno dei comuni italiani con la più alta presenza di cittadini stranieri, legata a una complessa fase di integrazione e transizione dal sistema economico locale basato sull’elevata concentrazione di industrie conciarie, La Pietra d’Angolo opera da anni attraverso servizi dedicati all’inclusione, all’accoglienza e all’assistenza. Gel Aut cresce infatti dentro una rete di relazioni che esiste già e che continua ad allargarsi.

L’esperienza itinerante rappresenta però soltanto una tappa. La cooperativa sta lavorando all’apertura di un laboratorio di produzione e di una gelateria permanente, con l’obiettivo di dare continuità al progetto e creare opportunità occupazionali sempre più stabili.
Il sapore più particolare di Gel Aut non è quello della crema o della stracciatella, ma quello di una comunità che si riconosce in un gesto semplice e condiviso.
«La risposta delle persone ci conferma ogni giorno il valore di quello che stiamo costruendo», spiega la presidente Michela De Vita. «Dietro Gel Aut c’è un investimento importante, educativo, economico e organizzativo. Ma vedere l’attenzione, la partecipazione e l’affetto con cui il progetto viene accolto dalla comunità ripaga davvero di tutto il lavoro fatto fin qui».
