Sardegna | ITALIA

Fili di Dio, l’antica pasta sarda che sopravvive grazie a poche mani custodi

Una tradizione rara preservata dal sapere e dal gesto di poche artigiane.
Anna, Sardegna
2 Luglio 2026
Parole di Giuseppe Frau
Giuseppe Frau
FoodPasta

Si racconta di un’antichissima pasta artigianale sarda, le cui radici affondano nel XVII secolo nella provincia di Nuoro. All’epoca mani operose e creative di alcune donne cominciarono a unire nell’impasto di farina di semola di grano duro l’acqua e il sale, formando dei sottilissimi fili di pasta intrecciati a mano, poi essiccati e serviti in brodo di pecora. La sua leggenda è legata alla storia di un giovane nuorese al quale venne imputato un reato grave che non aveva commesso. In attesa del giudizio si rifugiò in una grotta dei monti di Lula. Quando riuscì a provare la sua innocenza, per riconoscenza fece costruire nella campagna di Lula un santuario dedicato a San Francesco d’Assisi. In tale località, ogni anno, il 1° maggio e il 4 ottobre arrivano pellegrini che, accolti, vengono rifocillati con questa pasta chiamata Filindeu, dal nome arabo Fidaws (pasta a fili).

La tecnica di lavorazione, tramandata oralmente tra le donne nuoresi, è un sapere fragile che vive solo nelle mani di pochissime custodi.

La tecnica viene trasmessa tra le artigiane locali e rappresenta un simbolo di devozione e ospitalità. Partendo dagli ingredienti della semola di grano duro, dell’acqua e del sale, si prepara una pasta che viene lavorata fino a ottenere 256 fili sottilissimi. Questi vengono disposti a tre strati su un’impagliatura rotonda di asfodelo e quindi fatti essiccare. La produzione di questa pasta è limitata ed esclusiva, una vera rarità al mondo. La lavorazione rimane manuale grazie al lavoro meticoloso di pochissime esperte, ormai vere custodi di questa eccellente tradizione. È servita, oltre che in occasione del pellegrinaggio, anche nei maggiori ristoranti stellati.

Filindeu, Sardegna, impagliatura

Una testimonianza di questa meravigliosa arte di trame delicate e leggere è senza dubbio la signora Anna Saba di Buddusò. Recentemente sono stato invitato e accolto presso il rinomato ristorante Circle del Circolo Nautico di Olbia, dove ho avuto l’onore di assistere alla lavorazione della signora Anna, che ha presentato la tecnica delle varie fasi per la realizzazione del Filindeu.

Osservarla mentre stende i fili e li solleva con un gesto elegante significa assistere a un sapere antico che si rinnova a ogni movimento.

Bene hanno fatto i gestori del Circle, Erika e Angelo, a dare l’opportunità ai conviviali di assistere alla preparazione e alla degustazione delle varie pietanze a base delle paste artigianali realizzate in loco.

Pasta, sardegna, culurgiones

Anna è originaria di Buddusò, nella regione storico‑geografica del Logudoro‑Monteacuto, un altopiano situato tra il nuorese e la Gallura. Territorio ricco di storia, di ambienti naturali segnati dal granito, di tradizioni popolari, di formaggi tipici, di salsicce e pane. Ammirarla nel suo lavoro è un ripetersi di emozioni. Osservare le sue mani nella preparazione della pasta, nello stendere i fili e nel portarli in alto con un portamento elegante e grazioso trasmette, oltre che con gli occhi, la sua maestria e il suo fascino, con il cuore.

Le sue opere d’arte in pasta, oltre ai Fili di Dio, sono gli Andarinos, i Maccarones lados, rinomate tipicità di Buddusò, i Maccarones de poddighe, gli Spizzulus e le Alisanzas.

Anna, Sardegna, pasta, fili di dio

Una vera ambasciatrice della Sardegna nel mondo. Spesso impegnata con la sua famiglia a portare nel Continente e all’estero, financo in Sud America, un messaggio di sardità e cultura tanto rara e apprezzata, che rappresenta un unicum. Realizzare il Filindeu non è solo un’arte manuale, ma un gesto d’amore che unisce creatività, devozione e identità.